Capita che un giorno entri nella solita libreria...quel piccolo mondo al di fuori del frastuono della città, quasi come un riparo, un angolo di tranquillità e con il proprietario che forse ha uno de pochi sorrisi genuini che vedi nei vari negozi in centro e che gli fai un piacere se capiti lì,non un dispetto.Non hai in mente un titolo o un autore preciso, ma semplicemente ti aggiri per gli scaffali.Ecco che uno ti colpisce...forse è per via della copertina, i colori o il titolo e decidi di prenderlo.è uno di quei libri che col passare del tempo rileggi sempre perchè occupa un posto speciale e magari una sera lo rileggi e lo scopri sotto una luce diversa, o forse sei tu cambiato..."Tutta quella città...non se ne vedeva la fine...
la fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
e il rumore
Su quella maledettissima scaletta...era molto
bello, tutto...e io ero grande con quel cappotto,
facevo il mio figurone, e non avevo dubbi,
era garantito che sarei sceso, non c'era problema
col mio cappello blu.
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino
primo gradino, secondo gradino, terzo gradino
primo gradino, secondo.
Non è quel che vidi che mi fermò
è quel che non vidi
puoi capirlo, fratello? è quel che non vidi.
Lo cercai ma non c'era, in tutta quella città c'era tutto,
ma non c'era una fine.
Quel che non vidi è dove finiva tutto quello.
La fine del mondo.
Ora tu pensa: un pianoforte.
I tasti iniziano. I tasti finiscono.
Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti.
Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti,
infinita è la musica che puoi fare.
Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me
si srotola una tastiera di milioni di tasti,
milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai
e questa è la verità, che non finiscono mai
e quella tastiera è infinita.
Se quella tastiera è infinita, allora
su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare.
Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato : quello
è il pianoforte su cui suona Dio.
cristo, ma le vedevi le strade?
anche solo le strade, ce n'era a migliaglia,
come fate voi laggiù a sceglierne una
a scegliere una donna, una casa, un aterra che sia la vostra,
un paesaggio da guardare, un modo di morire
tutto quel mondo
quel mondo addosso che nememno sai dove finisce e quanto ce n'è.
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi
solo a pensarla quell'enormità? a viverla...
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava,
ma a duemila persone per volta.
E di desideri ce n'erano anche qui, ma non più di quelli
che ci potevano stare tra una prua e una poppa.
Io ho imparato così. La terra, quella è una nave
troppo grande per me. é un viaggio troppo lungo.
é una donna troppo bella. é un pofumo troppo forte.
é una musica che non so suonare. Perdonatemi,
ma io non scenderò.
(Novecento - A.Baricco)
è difficile delle volte scendere da una nave.