“Per quale motivo io sia venuta qui oggi, con questo inusitato abbigliamento, lo saprete fra poco, purchè vi degniate di porgere le orecchie alle mie parole. Ma badate! Non quelle che d’abitudine riservate agli oratori sacri, bensì quelle che usate drizzare al cospetto dei ciarlatani in piazza, dei buffoni, dei pazzi, quelle che un tempo il famoso Mida porse alle parole di Pan.
Mi è venuta infatti voglia di atteggiarmi dinanzi a voi un pò a sofista: però non di quei sofisti, ben inteso, che al giorno d’oggi riempiono la testa dei giovani di ingannevoli sciocchezze insegnandoli a polemizzare con una caparbietà degna di donne pettegole. Io imiterò invece quei famosi uomini dell’antichità che per evitare il vergognoso appellativo di sapienti, preferirono farsi chiamare sofisti. Il loro proposito era di celebrare nei loro encomi le gesta degli dèi e degli eroi. Dunque voi ascolterete non l’encomio di Ercole o di Solone, bensì il mio: l’elogio della Follia.”
